Musica dell'India
Arrivando in India, il primo contatto con le arti inizia dalla musica. Classica nei buoni ristoranti, moderna nei luoghi popolari, onnipresente in ogni caso.
Arrivando in India, il primo contatto con le arti inizia dalla musica. Classica nei buoni ristoranti, moderna nei luoghi popolari, onnipresente in ogni caso.
L'India del nord e l'India del sud vedono evolvere, ciascuna, due generi musicali molto diversi:
la musica industanica nel nord, ma anche in Nepal, Pakistan e Afghanistan. La musica carnatica nel sud. Di influenza profondamente religiosa alle origini, i due generi, vicini fino al XIII secolo, si separano con l'arrivo dei Moghul e della loro musica di origine persiana. La musica industanica si evolve verso una musica di corte, suonata per i Maharaja. Più emotiva, racconta storie umane (diremmo oggi, più commerciale!). La musica moderna, resa popolare da Bollywood, ne deriva direttamente. Al contrario, la musica carnatica dell'India del sud conserva il suo aspetto spirituale, sottolineando maggiormente la struttura musicale e l'improvvisazione. Si basa sul sistema dei Ragas.
Tre strumenti simboleggiano l'India musicale: la sitar, la tabla e l'armonio.
La sitar
Strumento a corde pizzicate della famiglia del liuto, la sua sonorità particolare ha sedotto, negli anni 60-70, i musicisti occidentali di rock (George Harrison dei Beatles, Brian Jones dei Rolling Stones). La partecipazione di Ravi Shankar al celebre festival di Woodstock segna l'inizio dell'entusiasmo occidentale per questo strumento dalle forme strane. I dischi di Ravi Shankar conobbero allora un grande successo. Oggi, la sitar occupa sempre un posto predominante nei gruppi di musica industanica.
La tabla
Strumento musicale a percussione, è composto da una coppia di fusti, uno che produce suoni acuti, l'altro suoni gravi. La sua particolarità risiede nella sovrapposizione di due pelli di capra di diametro diverso, al centro delle quali viene applicata una pastiglia composta da farina e ferro. L'insieme produce una risonanza particolare, unica a questo strumento.
Utilizzato sia in solo che come strumento di accompagnamento negli orchestra, si afferma nella musica del nord dell'India e in quella del sud. Re del Raga, dà ai musicisti l'occasione di esprimere i loro notevoli talenti di improvvisatori. Zakir Hussain, l'interprete più celebre in Europa, ha suonato con numerosi artisti occidentali.
L'armonio
Importato dai coloni nel XIX secolo, profondamente modificato per adattarsi allo stile di vita indiano, ecco lo strumento a fiato indispensabile di ogni orchestra di musica industanica. Il suo antenato europeo, lontano cugino dell'organo dedicato soprattutto alla musica religiosa, richiedeva di stare seduti dietro la tastiera. Ora in India, ci si siede per terra o su cuscini. La pedaliera iniziale, sostituita da un mantice laterale (come su una fisarmonica) consente al musicista di stare seduto sul pavimento. La mano sinistra aziona il mantice, la destra suona la melodia. Utilizzato in solo o accompagnando un gruppo, dà il tono ai cantanti. Il suo uso non implica probabilmente la virtuosità insita nella pratica della sitar e della tabla, ma il suono potente e affascinante fa parte dei componenti della musica classica indiana.

